Il villaggio di Askóle

Nel Pakistan settentrionale, nella Valle del Baltoro, lungo la via che conduce al K2, si incontrano numerosi villaggi, immersi in suggestive oasi verdeggianti di pioppeti e di campi coltivati a terrazze, irrigati da una rete capillare di canaletti, scavati sul perimetro delle terre.

Li abitano i Baltì, gente semplice, che vive in modo piuttosto primitivo, in case rudimentali di pietra, fango, legno e paglia. Gli uomini, abitualmente agricoltori e pastori, diventano portatori nel periodo delle spedizioni alpinistiche. Le donne, molto schive, lavorano assiduamente nei campi e nelle case, portano il velo e si nascondono agli occhi degli estranei. I bambini, vivaci e curiosi come quelli di tutto il mondo, ti penetrano con sguardi profondi.

Askóle è l’ultimo villaggio della Valle del Baltoro, situato a circa 3000 metri di altitudine. È abitato da 800 persone, mentre altre 1000 vivono nelle nove frazioni circostanti. Possiede una scuola e una moschea, dalla quale a ore stabilite l’imam chiama i fedeli alla preghiera. Nel villaggio non vi è corrente elettrica, le acque di scarico scorrono in canali a cielo aperto e un acquedotto pubblico alimenta a fatica un’unica fontanella. Non esiste telefono e le comunicazioni sono garantite da un telegrafo e dai corrieri che, in parte a piedi, in parte in jeep, collegano i villaggi della valle, fino alla città di Skardu.